Il lavoro si cerca sempre di più online e i social media diventano il nuovo ufficio di collocamento.
Adecco, leader nelle risorse umane in Italia, ha pubblicato un rapporto dedicato proprio a Social Recruiting e Digital Reputation. L’indagine, svolta in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano, ha coinvolto 1500 recruiter e 17000 candidati in 24 Paesi, cercando di definire un fenomeno in evoluzione ma sempre più rilevante.
Diversi sono gli aspetti emersi, ma due sono i punti fondamentali.
Primo: la ricerca di lavoro e di candidati è radicalmente cambiata, spostandosi sempre di più su internet. Oltre la metà delle attività di recruiting avviene ormai in rete, facendo cadere nell’oblio centri per l’impiego e uffici di collocamento.
I candidati intervistati hanno confermato che utilizzano di prassi i social nella ricerca di un impiego, e diffondono il curriculum vitae attraverso le stesse piattaforme. Tra i social preferiti in testa troviamo Linkedin, al 41%, seguito da Facebook al 23%.
Ma per quanti si dimostrano strumenti utili? Pochi. Solo il 7% dei candidati infatti trova lavoro grazie ai social. Che incida la “cattiva reputazione” dei propri profili personali?
E questo è il secondo punto: selezionatori e aziende controllano puntualmente le pagine personali dei candidati. Certo, al centro della loro ricerca sono le precedenti esperienze lavorative e i riconoscimenti professionali, ma non sfuggiranno ai loro vigili occhi eventuali hobby improbabili, tirate politiche e foto di sbronze con amici. Il 25% dei recruiter ammette infatti di aver bocciato un candidato a causa di contenuti, commenti e foto sul proprio profilo. Forse è il caso di fare più attenzione alla nostra Digital Reputation.
Di seguito il link all’infografica completa:
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