Nella vita e nel lavoro le persone si dividono in due macro categorie: c’è chi tende a vedere il bicchiere mezzo pieno, e chi a vederlo mezzo vuoto. Chi si focalizza sugli aspetti positivi ed entusiasmanti delle situazioni, e chi su problemi e difficoltà. Ottimisti e pessimisti.

In un recente articolo di Performance Strategies ci si è chiesti quale delle due attitudini paghi di più al lavoro e perché, e la risposta non è scontata come si potrebbe pensare.

L’analisi proposta segue il pensiero di Martin Seligman, illustre psicologo contemporaneo fondatore della Psicologia Positiva, e la conclusione è che – sorpresa – Aristotele aveva ragione: la virtù sta nel mezzo. Detto altrimenti: l’ottimismo paga, ma anche il pessimismo è necessario, e nelle aziende più forti si riscontra un bilanciamento tra le due componenti.

L’ottimista rende di più ed è incline a superare gli ostacoli, ma il pessimista analizza le situazioni con maggiore precisione e coscienza critica. Così, ad esempio, il primo sarà più adatto a ricoprire un ruolo che ha a che fare con la vendita o la creatività, mentre il secondo darà il meglio di sé in mansioni più riflessive che richiedono un forte senso di realtà.

L’ideale a cui aspirare, dunque, sembra essere proprio quel giusto mezzo di cui parlava il filosofo greco!

L’articolo completo al seguente link: Mezzo pieno o mezzo vuoto? Te lo spiega Martin Seligman