Essere una guida non è uno scherzo

 

Chi copre una posizione di comando ha grandi responsabilità. Non solo deve preoccuparsi delle prestazioni dell’azienda in generale e di tutto ciò che serve per raggiungere gli obiettivi di business, ma anche (o soprattutto) dei suoi sottoposti. Come essere un buon leader?

 

Alzi la mano chi non si è mai lamentato del proprio capo.

Ammettetelo, almeno una volta nella vita è capitato a tutti. Pare che una delle principali cause di licenziamento sia proprio un cattivo rapporto con i superiori, che sia solo colpa dei dipendenti? Ovviamente no. Anche il capo ha la sua parte di colpe. Anzi, la serenità in azienda dipende soprattutto da chi è alla guida.

Abbiamo già parlato di cultura aziendale e dei difficili equilibri degli ambienti lavorativi, ma qui vogliamo mettere in evidenza il ruolo chiave della leadership. Molti dei problemi culturali in azienda nascono infatti da stili di leadership disfunzionali. Dal boss menefreghista al tiranno, dall’ottimista iper positivo allo stakanovista del lavoro altrui, gli esempi di capo da non imitare non si contano.

Troppo spesso si confonde il concetto di leader con quello di capo supremo che guarda, dall’alto del suo piedistallo, i suoi subalterni lavorare incessantemente per portare risultati. Situazioni simili certamente esistono, ma non creano certo un ambiente di lavoro felice e produttivo.

 

Come essere un buon leader?

Un leader è una guida. Non detta legge dall’alto, ma scende in campo con i dipendenti per portare l’azienda verso un obiettivo comune e condiviso.

Un leader sa valorizzare al massimo i suoi collaboratori. Cerca di metterli nelle condizioni ideali per esprimersi al meglio, creando un ecosistema lavorativo funzionale per ognuno di essi.

Carisma, vision e genialità sono tratti che comunemente vengono associati ai grandi leader. Pensate, per esempio, a Steve Jobs.

Carisma, vision e genialità, però, non bastano a guidare un’azienda.

Serve ben altro: capacità di delegare (quanta fatica mettersi nelle mani degli altri!), di esercitare il controllo in modo non totalitario, di correggere i collaboratori per migliorarli, di comunicare con efficacia, autorevolezza ed empatia.

L’empatia è una delle qualità che ogni capo dovrebbe avere. La capacità di mettersi nei panni dei propri dipendenti, di capire cosa pensano, come si sentono e qual è il loro punto di vista è un enorme valore aggiunto. Meno fraintendimenti, meno perdite di tempo, più produttività. Non male, no?

Se vi state chiedendo perché lavorare sulla leadership, dunque, è presto detto: permette di raggiungere con meno fatica risultati migliori.

Attenzione però, leader non si nasce, si diventa. Pochi hanno la fortuna o il talento di agire da leader illuminati fin dal primo momento. La maggior parte delle persone che ricopre ruoli manageriali, invece, deve lavorare sodo prima di raggiungere il traguardo del “buon leader”.

Se vi riconoscete in una situazione disfunzionale, non è troppo tardi per cambiare. La consapevolezza è il primo passo verso un cambiamento di rotta. Sarà un percorso lungo e tortuoso, ma con la guida (!) giusta diventa tutto più facile.