Il tema del digitale è all’ordine del giorno da diverso tempo, ma non è ancora stato interiorizzato a pieno. Senza dilungarsi in spiegazioni, basta guardare i dati sul mercato italiano: il 40% delle imprese pensa che il web non sia utile per il proprio business e solo il 5,1% delle PMI utilizza l’E-Commerce. Se poi allarghiamo lo sguardo all’Europa, l’Italia si colloca al 24° posto per digitalizzazione e al 25° per utilizzo di Internet (D.Iacovone, Una questione di mindset, HBR Italia, Settembre 2016, pp. 98-99).
Quasi imbarazzante.
Servirebbe un cambio di paradigma ai vertici: CEO e manager dovrebbero cominciare a prendere più seriamente il digitale, a considerarlo non più come uno strumento opzionale, ma come parte integrante e inevitabile del contesto aziendale in cui operano.
Sul numero di Settembre di Harvard Business Review, Andrea Granelli, chiedendosi se si è pronti per guidare le organizzazioni del XXI secolo, scrive un interessante e approfondito articolo su quello che definisce CEO Digitale (A.Granelli, È l’ora del CEO Digitale. Cosa deve sapere, gestire e delegare?, HBR Italia, Settembre 2016, pp. 97-105). Le nuove tecnologie, si legge, hanno portato cambiamenti epocali nelle nostre vite e nel nostro lavoro, ed è illusorio pensare che il “mestiere del manager” possa rimanere statico e non richieda aggiornamenti e adattamenti periodici.
Che fare?
La direzione da prendere, secondo Granelli, è quella dell’eLeadership: “espressione che raccoglie un insieme di competenze legate a due ambiti specifici, ma tra di loro strettamente collegati”, in modo da fondere quelle che sono le attitudini del manager alla cosiddetta digital awareness: una conoscenza non superficiale dell’ambito digitale.
La vera sfida del manager non è pertanto ridurre la complessità e ambiguità ma abitarla, utilizzarla […].
Per fare questo bisogna dedicare del tempo al digitale, crederci, mettere da parte resistenze e luoghi comuni, comprenderne le potenzialità per arrivare a mettere in atto una necessaria e profonda digital transformation. Non è più possibile pensare il digitale come un mero strumento di cui avvalersi all’occorrenza, ma va visto come un ambiente di lavoro a tutti gli effetti, che richiede un cambiamento (a volte radicale) di comportamenti, sensibilità e attitudini.
Un esempio?
Karl-Thomas Neumann, CEO di Opel: CEOs, being digital is part of your job. Embrace it.
Il numero uno di Opel è un CEO digitale a tutti gli effetti: è stato il primo a utilizzare Twitter nel settore automotive, ha un canale YouTube e da poco è anche Influencer su Linkedin. Insomma, è uno che ha dimostrato di avere un grande spirito di adattamento. Neumann ha voluto mostrare che era possibile una comunicazione diversa per la compagnia: una comunicazione più personale e diretta con clienti e dipendenti, grazie proprio alla presenza online.
These interactions offer numerous opportunities and in the case of Opel they have made important contributions to our comeback. They are a bonus, an important tool, for every manager. And definitely not a waste of time.
Forse quello che manca per mettere in atto trasformazioni simili anche nel nostro Paese è proprio questo: la consapevolezza che il digitale non è una perdita di tempo, e che il tempo che richiede può generare più valore di quanto si pensi.
Consigliamo la lettura delle parole dello stesso Neumann: https://www.linkedin.com/pulse/ceos-being-digital-part-your-job-embrace-dr-karl-thomas-neumann
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