Negli ultimi decenni l’autostima, che è sempre stata una necessità personale pressante, ha guadagnato notevole importanza. La nuova realtà economica e sociale ha posto nuove sfide alla nostra fiducia in noi stessi. Autostima significa fiducia nell’efficacia della nostra mente, nella nostra capacità di pensare. Per estensione, è la fiducia nella nostra capacità di apprendere, di compiere scelte adeguate, di prendere decisioni giuste e di affrontare il cambiamento. Secondo gli studi sul fallimento lavorativo, una delle cause più comuni è la paura, da parte dei dirigenti, di prendere decisioni. Ma non sono solo i dirigenti ad avere bisogno di fidarsi del proprio giudizio: tutti ne hanno bisogno, e mai più di ora.

Tutti sanno che l’economia nazionale e mondiale ha subito in questi ultimi anni dei fortissimi cambiamenti, che hanno contribuito a rendere il bisogno di autostima molto più pressante in tutti coloro che partecipano al processo produttivo. Questi cambiamenti sono:

1 – Il passaggio da una società industriale a una società dell’informazione; la minor richiesta di lavoratori manuali o non qualificati e quella in continuo aumento di lavoratori capaci, con abilità verbali, comunicative, matematiche e sociali di buon livello.

Oggi non abbiamo più “management” da una parte e “lavoratori” dall’altra, ma un’integrazione di specialisti.

2 – L’esplosione costante e crescente di nuovi saperi, nuove tecnologie, nuovi prodotti e servizi, che aumentano le richieste di adattabilità economica.

Gli individui consapevoli sanno che, se vogliono fare carriera, non devono fermarsi al sapere e alle capacità di ieri. Un attaccamento eccessivo a ciò che è noto e familiare può diventare costoso e pericoloso, e rendere obsoleto sia l’individuo sia l’azienda.

3 – L’emergere di un’economia globale con una competitività senza precedenti, che rappresenta un’ulteriore sfida alla nostra ingegnosità e fiducia in noi stessi.

Libertà significa cambiamento: la capacità di gestire i cambiamenti è almeno in parte una funzione dell’autostima.

La concorrenza globale è uno stimolo all’innovazione molto più potente della concorrenza interna.

Operiamo in un contesto di sfide sempre nuove e sempre più numerose. A essere sfidate sono la nostra creatività, flessibilità, velocità di reazione, capacità di gestire le novità, capacità di pensare al di là degli schemi, capacità di trarre il meglio dalle persone. Economicamente parlando, a essere sfidata è la nostra capacità d’innovazione, insieme con quella gestionale.

4 – Le crescenti richieste, prioritarie a tutti i livelli del sistema aziendale, di capacità di autogestione, responsabilità personale, consapevolezza e apertura all’innovazione.

La vecchia piramide burocratica di comando e controllo ha progressivamente ceduto il passo a strutture più piatte (meno livelli dirigenziali), network più flessibili, squadre a funzionamento incrociato, combinazioni ad hoc di talenti che si riuniscono per progetti particolari, e poi si sciolgono. A determinare l’organizzazione non è più l’autorità stratificata con i suoi meccanismi preconcetti, ma le richieste dettate dal flusso di sapere e informazione.

Dalla sala del consiglio d’amministrazione alla fabbrica, il lavoro è percepito sempre più chiaramente come un’espressione del pensiero.

In un’era dominata dall’innovazione, per essere competitivi dobbiamo sfruttare tutta la potenza mentale di ogni elemento dell’azienda.

5 – Il modello e la mentalità imprenditoriali, diventati il fulcro del pensiero e dell’adattamento economico.

Più l’economia è instabile, più in fretta avvengono i cambiamenti, e più aumenta la domanda di individui dotati di una forte autostima.

Se una bassa autostima è da mettere in relazione con la resistenza al cambiamento e l’attaccamento a ciò che è noto e familiare, allora non è mai stata economicamente svantaggiosa come oggi. Se un’alta autostima è da mettere in relazione con la tranquillità nel gestire il cambiamento e nel rinunciare alle vecchie abitudini, possiamo dire che conferisce alla persona un carattere competitivo.

6 – L’emergere della mente come fattore dominante in tutte le attività economiche.