Il Corporate storytelling, ormai lo sappiamo, è uno dei modi migliori per accorciare le distanze tra azienda e clienti. Ma sapere cosa fare non significa farlo bene.
Un recente articolo di Ninja Marketing spiega perché anche in questo campo è necessario osare e “avere il coraggio di rompere gli schemi e tentare una nuova strada”.
Per fare Corporate storytelling non basta raccontare delle storie, bisogna cercare di creare una connessione emotiva con le persone, di entrare in empatia con esse e di comprendere la loro visione del mondo.
E cosa c’entra il coraggio?
C’entra eccome.
Nell’articolo citato, infatti, si legge che il primo requisito per raggiungere il pubblico è l’autenticità. E per essere autentici e raccontarsi veramente (perché il pubblico se ne accorge se costruiamo storie ad hoc per colpire l’attenzione), serve coraggio. Il coraggio di dare alle persone una narrazione autentica, che permetta loro di identificarsi e di connettersi a un livello profondo con la storia e con l’azienda.
Ma perché devo stare a preoccuparmi dei sentimenti del pubblico?
Perché la maggior parte degli acquisti non è dettata da scelte razionali, ma da una spinta emotiva, e “una storia avvincente è in grado di indirizzare i potenziali clienti all’acquisto”. Una bella storia ci emoziona, ci colpisce, ci motiva, resta impressa nella nostra memoria, e agisce sulla nostra mente in modo molto diverso da un messaggio pubblicitario esplicito.
Perché non osare, allora?
Il destino favorisce gli audaci, scriveva Virgilio. Vale la pena di provare a vedere se funziona anche per lo storytelling aziendale.
L’articolo completo di Ninja Marketing al seguente link: Corporate storytelling con coraggio
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