Di Storytelling, anche se superficialmente, abbiamo già parlato. E ne sentiamo parlare quasi quotidianamente da fonti più o meno competenti e autorevoli. Forse sarete anche stanchi di sentir risuonare nelle orecchie questo termine, chiedendovi perché mai vi si dia tanta importanza e per quale ragione sia improvvisamente tanto in voga nel nostro Paese.
Per chiarire l’importanza di questo strumento in contesto aziendale può essere utile fare riferimento a una delle fonti italiane più autorevoli in materia: Andrea Fontana, esperto di Corporate Storytelling, docente universitario e AD del Gruppo Storyfactory.
Storyfactory, in estrema sintesi, è una fonte inesauribile di conoscenza, imprescindibile per stare al passo coi tempi e avere un punto di vista professionale, autorevole e internazionale su tutto ciò che ruota attorno al Corporate Storytelling. Sul Blog del sito (che consigliamo caldamente di leggere) si trovano moltissimi spunti interessanti, tra cui un’intervista a Francesca Marchegiano, Storytelling Specialist del Gruppo, sul tema che ci interessa in questa sede: il corporate storytelling nell’era del digital.
Dall’articolo emergono alcuni elementi fondamentali, che bisognerebbe sempre tenere in considerazione quando ci si approccia allo Storytelling. Prima di tutto va sottolineato (e possibilmente interiorizzato) che chiunque diriga un’azienda, sia a capo di una qualche realtà professionale o di sé stesso in quanto libero professionista (personal branding) oggi non può non interessarsi di Storytelling. Dato questo per scontato, passiamo a sintetizzare i punti principali:
- Esseri umani, non etichette
Termini come “business” e “brand”, in sé stessi, sono vuoti e privi di senso. Cosa c’è dietro? Persone, che, in quanto tali, si portano appresso un complesso bagaglio di emozioni, bisogni, passioni. Ciò che fa il Corporate Storyteller è cogliere la dimensione umana dell’azienda, intercettare sentimenti, paure e fragilità e interpretarli;
- Meno supereroi, più esseri umani
La maggior parte dei consumatori non è dotata di superpoteri e, di conseguenza, non si identifica facilmente con un moderno highlinder invincibile. Anche i consumatori sono esseri umani e si ritrovano nelle imperfezioni, nei difetti, nelle debolezze. Le aziende che si propongono nelle vesti di supereroi faticano a entrare in empatia con il pubblico, ed è compito del Corporate Storyteller aiutare i brand a creare narrazioni più coinvolgenti, in cui il pubblico riveda se stesso;
- Eliminare il superfluo
Con il digitale è diventato tutto più veloce: acquisti, comunicazioni, ricerche di informazioni. Tutto si svolge quasi in tempo reale. Per necessità i racconti sono diventati sempre più brevi, le narrazioni sempre più essenziali, le frasi sempre più corte. Anche i brand si devono adattare a questo cambiamento, eliminando ciò che non è necessario e imparando a rispondere al proprio pubblico. L’obiettivo, oggi, è di riuscire a trasmettere il proprio messaggio, la propria identità, in modo diretto, asciutto e ispirato e, contemporaneamente, riuscire a ingaggiare una conversazione con i consumatori.
- Pensare al consumatore
Spesso le aziende fanno l’errore di pensare che fare Corporate Storytelling significhi raccontare tout-court la storia della propria azienda. Niente di più sbagliato. La prima cosa che dovrebbe tenere in considerazione un’azienda che intende raccontarsi sono i consumatori a cui vuole parlare, le loro storie, i loro bisogni. Bisogna “creare un “mondo narrativo” nel quale incontrare i consumatori”, e un’azienda concentrata solo su se stessa ha poche chance di riuscirci.
- Narrazione non è sinonimo di manipolazione
Un diffuso luogo comune associa la capacità di raccontare e le competenze narrative alla manipolazione dei cervelli. Come se uno Storyteller Specialist fosse uno stregone di professione, capace di incantare i consumatori con le sue parole, inducendoli a fare acquisti di cui mai si sarebbero sognati. Ma è un’affermazione senza fondamento. Lo scopo dello Storytelling non è inventare storie, ma raccontare, creare rappresentazioni, emozionare. E la prima regola da seguire per essere credibili e ottenere la fiducia del pubblico è dire sempre la verità.
Per approfondire vi rimandiamo all’intervista completa ai seguenti link:
Commenti recenti